Perchè Altera?

28 Feb 2010 by admin, Commenti disabilitati su Perchè Altera?

Altera. Un nome singolare che è anche plurale. Altera, altre cose. Un nome che evoca la necessità di riportare al centro, attraverso la discussione, trama di parole, le cose (gli argomenti, i temi) messe solitamente da canto. Altera. Un nome che è anche un verbo: (ri)portando al centro del discorso, attraverso la pratica, determinati argomenti si cambia lo status quo, si muta l’orizzonte (politico, culturale, associativo).

Altera dunque è un nome pregnante. Chiunque si avvicini a noi comincerà a conoscerci, a conoscere i nostri scopi e intenti a partire dal nome, e il fatto che occorra decifrare un gioco di parole per riuscirvi è in certo senso un augurio, nonché un ulteriore simbolo di ciò che vogliamo ottenere.

La Doppia Cattura

Altera è un nome plurale che diventa singolare. Altera: altre cose, altera rerum. Altera è una pluralità di intenti ed eventi, una pluralità di vite e storie personali, una pluralità di discipline e pratiche culturali. E’ una pluralità, che vive nella dimensione della differenza e trova l’unità in una prassi, che è attraversamento dei mille piani delle teorie e delle interpretazioni della realtà. Una prassi che riporta al centro argomenti, tesi ed eventi che hanno come orizzonte la mutazione, in un centro che è azione: Alterazione. Si attraversano le tracce della politica e della Theoria, si pone al centro del discorso la persona e la sua liberazione – emancipazione politico-sociale e redenzione spirituale – e si ottiene movimentazione politica e culturale. Si ottiene una Praxis eterodossa, alteronormativa, con cui investire il reale e provocarne la mutazione.

Ed il nome (Altera-generatore di pensieri in movimento) nel percorso tra Theoria e Praxis diviene un verbo, un imperativo categorico, altera (tu): un processo virale, che porta nel contesto sociale le pratiche ed i concetti di un alteromondismo[1] che mira a modificare il reale attraverso gli strumenti cognitivi e culturali elaborati nel dialogo interdisciplinare, intergenerazionale…

E sempre nel percorso che l’imperativo categorico si trasforma in un indicativo presente singolare, capace di tradurre le parole dell’ alterazione in pratiche di mutazione, in cui è catturato chiunque si faccia partecipe delle movimentazioni discorsive portate avanti dall’alteramento.

(Egli) altera: un indicativo singolare che riporta nella quotidianità le pratiche antisistemiche del sovvertire rapporti, retoriche e logiche di dominio.

E’ nella quotidianità del presente che la pluralità (altera rerum), una differenza correlata, intrecciata ed ibridata, diventa imperativo che muove al cambiamento (altera -tu-), imperativo che si fa quotidianità all’interno di una pratica politica che diventa stile esistenziale (-egli- altera).

Il percorso coincide con il metodo, le Theoria con la Praxis: una doppia cattura.

E’ nella modalità di un rapporto, che si pone al di fuori dei termini del rapporto, che avviene la trasformazione, e la cultura diventa azione e la politica torna ad essere cultura e la cultura ad essere politica. La doppia cattura: modalità di un rapporto empirico, che pone i termini in relazione, cosciente che il loro incontro si trova in un altro luogo rispetto a quello di uno dei due termini, il loro incontro si trova in una zona terza dove il soggetto e l’oggetto si incontrano andando oltre la modalità dell’esperire. Non esiste un soggetto ed un oggetto del discorso, non esiste un termine su cui si piega l’altro termine del rapporto, ad esempio politica e cultura, non c’è appiattimento ed appropriazione da parte di uno dei due poli della relazione. Esiste una spazio, e quello spazio è il rapporto, che si riempie nell’incontro tra un soggetto ed un oggetto, tra un polo ed un altro della relazione, là in quella zona franca si verifica una doppia appropriazione, una doppia cattura, i termini del discorso si incontrano e si alterano diventando pratica di mutamento. In quella zona franca si verifica il rapporto, quella zona franca è il rapporto.

Alteramento: è nella doppia cattura infinitamente ripetuta, nel mutarsi di soggetto ed oggetto, nel mutarsi di discipline e pratiche politiche, che si ha la possibilità di forgiare nuovi caoidi[2]: concetti capaci di porre ordine nel caos del reale, concetti in grado di essere il virus di un cambiamento profondo.

Immaginando un mondo in cui si possa provocare una doppia cattura tra la libertà e l’uguaglianza, un mondo che porti con sé le aspirazioni di un’utopia politica priva di derive totalitarie e redenta da un uomo nuovo, capace di rompere quelle logiche di dominio e violenza che hanno annichilito le rivoluzioni passate. Immaginando alteriamo.

Amiamo immaginare un incontro nella Svizzera dei primi anni del Novecento.

Immaginiamo due uomini, due rivoluzionari che abitavano nella stessa strada di Zurigo, uno dei due era un pensatore ed un uomo politico in esilio, l’altro era artista. Tutti e due amavano giocare a scacchi. In quella strada di Zurigo c’era un cafè, dove molti stranieri e molti svizzeri giocavano a scacchi, forse se quei due uomini si fossero incontrati in quel cafè la storia delle utopie novecentesche sarebbe stata diversa. I loro nomi erano: Tristan Tzara e Vladimir Illic Lenin.

Se si fossero incontrati, forse anche le loro idee di rivoluzione avrebbero subito una doppia cattura, aldilà dei termini stessi del rapporto, aldilà del concetto stesso della rivoluzione, aldilà delle modalità del sovvertimento. E in quella zona franca, nella doppia cattura… una nuova utopia.

[1]Questo concetto cominciò ad essere usato all’interno del contesto associativo nel periodo in cui Altera fu fondata. All’epoca spirava il vento della contestazione No Global (2001) ed il movimento dei movimenti era chiamato “popolo di Seattle. Il termine Alteromondismo prese piede in sostituzione dei termini No Global-New Global solo durante lo “European Social Forum di Parigi” (2003).

[2]Cfr. G.Deleuze, F. Guattari, Che cos’è la filosofia, Einaudi, Torino, 2002.

Roberto Mastroianni

Presidente di Altera-generatore di pensieri in movimento

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