TFF OFF VI edizione 2016 / Recensione

Avant les rues

Avant les rues

Chloé Leriche – 2016
97′
Canada
Torino 34

“You cannot know exactly how things are when you do not look at them”, ovvero “Non si può sapere esattamente come sono le cose se non le si guarda”. È con questa citazione dell’astrofisico ambientalista Hubert Reeves che si apre Avant les rues (Before the streets) di Chloé Leriche. In effetti, questo film ci permette effettivamente di guardare qualcosa di sconosciuto (o almeno poco noto a chi scrive) e cioè la vita di una famiglia di nativi americani del Quebec. In particolare, il lungometraggio segue la vicenda di Shawnouk, un adolescente irrequieto che si ritrova suo malgrado invischiato in un omicidio. Nonostante il padre sia un poliziotto, Shawnouk frequenta cattive compagnie e tenta piccoli furtarelli in case abbandonate con una banda guidata da un delinquente. Un passante però li coglie sul fatto e, mentre il delinquente vorrebbe ucciderlo, Shawnouk lo protegge virando il colpo fatale sul capo banda.

A seguito di questo avvenimento il ragazzo fugge nella foresta dove ha un primo incontro con i nativi che ancora abitano questo luogo ed è ospite da una signora anziana con la nipote.

Quando il padre lo ritrova e lo forza a lavorare, Shawnouk perde la lucidità a tal punto da tentare il suicidio, ma la crisi si concluderà con il ritorno alla foresta, ovvero il trasferimento in un villaggio di nativi. Qui compie una sorta di percorso iniziatico che gli fa comprendere l’importanza della famiglia e, quando ritornerà, riabbraccerà anche il padre con il quale aveva un rapporto conflittuale. Il film si apre con un canto tradizionale (che poi ritorna alla fine) di Shawnouk e la sorella: questo elemento, assieme alla presenza di attori non professionisti, fa emergere più di tutti la vena etnografica del film. Avant les rues, “prima delle strade”, si può intendere certo come la foresta boschiva, ma anche come la terra di nessuno dove questi nativi vivono, agglomerati urbani ai margini delle città principali che li mantengono nella condizione di “forestieri”. La lentezza di alcuni passaggi e la loro scarsa efficacia è forse il prezzo da pagare per il taglio etnografico di cui si è detto prima.

Giulia Dellavalle