Queer Picture Show

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Debutto
8 e 9 dicembre 2020 / 19.30

Teatro Gobetti / Cartellone Teatro Stabile Torino

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Queer Picture Show

Spettacolo di Irene Dionisio

Regia di Irene Dionisio

Scritto da Irene Dionisio e Francesca Puopolo

Videoscenografie Aurora Meccanica 

Sound Sweet Life Faktory

Sistema interattivo CIRMA

Voce Francesca Puopolo

 

Con Giovanni Anzaldo

 

L’onda del new Queer Cinema raccontata con i linguaggi del digitale attraverso una performance multimediale con il Premio Ubu Giovanni Anzaldo e le video scenografie degli Aurora Meccanica.

Un labirinto visivo fatto con estratti rivisitati di pellicole cult per una drammaturgia che fa dialogare pubblico e palcoscenico in tempo reale, attraverso lo storytelling interattivo.

La regista e artista visiva Irene Dionisio e la drammaturga Francesca Puopolo lanciano con il progetto Queer Picture Show una sfida multimediale: raccontare con i linguaggi del digitale l’onda del new Queer Cinema, «in relazione all’emancipazione della rappresentazione stessa della comunità». Il New Queer Cinema è quella corrente cinematografica che tra la metà degli anni ’80 e i primi ’90 del Novecento ha mobilitato la comunità LGBTQI+ attorno a una serie di titoli e di autori, cementandone l’identità. In quella fervida stagione si è assistito al proliferare di produzioni indipendenti e festival a tematica omosessuale. La regia di Irene Dionisio racconta tutto questo nella forma di una performance multimediale, con un narratore d’eccezione che si muove in un caleidoscopio visivo tra estratti delle pellicole dei maggiori autori del periodo, da Gus Van Sant a Todd Haynes, da Derek Jarman a Bruce laBruce, realizzando una serie di «fotografie dinamiche» del fenomeno New Queer Cinema.

Ogni replica, quindi, sarà unica e irripetibile. A ogni avanzamento della storia, il narratore potrà contare sul supporto del sistema computazionale per assumere i comportamenti del pubblico e avrà accesso a una serie di contenuti (audio e video) con i quali costruire all’istante una fotografia dinamica del Queer Cinema e, quindi, della performance stessa.

 

QUEER PICTURE SHOW / Atto unico in nove quadri

Orlando (Giovanni Anzaldo), il protagonista, accompagna il pubblico alla scoperta del new queer cinema e, insieme, dell’universo LGBTQI+.

Orlando è l’unica figura in scena ma non è solo. A sostenerlo c’è DoppioGioco che è tecnologia e personaggio. Una sorta di Intelligenza Artificiale che fa da trait d’union tra scena e pubblico e permette a Orlando di raccogliere i sentimenti della sala per utilizzarli nella narrazione scenica. Così, ogni sera Orlando e il pubblico, grazie a DoppioGioco, daranno vita a una performance unica e irripetibile.

Orlando attraversa le epoche del movimento LGBTQI+ riflettendosi nell’immagine filmica che di esso viene riproposta dai maestri del Cinema Queer di tutto il mondo. Orlando è corpo ed è ondivago come i sensi stessi da cui è dominato. Orlando non è né uomo, né donna. È un essere cangevole che si sposta attraverso il suo desiderio che diviene immagine e poi cinematografia. Orlando è la voce di tutti quei corpi non conformi che il senso comune cerca di sopprimere, di etichettare, di spiegare alla società per rendere meno potente l’eventuale detonazione delle contraddizioni che essi incarnano. Orlando è espressione del desiderio che, oscillante, entra nelle case e irrompe attraverso gli infissi dei vetri, distruggendo ogni certezze. Attraverso il suo monologo, che riprende estratti dai più importanti autori della scena queer (Gus Van Sant, Todd Haynes, Xavier Dolan, Rainer Werner Fassbinder, etc), Orlando cerca tra le immagini e le istanze del Movimento il perché della propria esistenza.

DoppioGioco è software e giudice esterno con il compito di coinvolgere il pubblico. DoppioGioco chiede agli spettatori di “processare” le affermazioni fatte dal narratore e, a seconda degli umori del pubblico, lascia lo spettacolo procedere in una direzione piuttosto che in un’altra. DoppioGioco come Orlando dubita, riflette e si esprime, ma a differenza del personaggio si confronta con gli spettatori per un effettivo giudizio. Evolve passo a passo in censura, giudizio, paura, puritanesimo fino a liquefarsi in una app di incontri.

 

UNA PERFORMANCE INNOVATIVA

La scrittura e la produzione dello spettacolo hanno una natura fortemente cross disciplinare non solo perché la performance utilizza media diversi (scena, schermo, suono, ecc.) ma anche perché la sua concezione e la produzione coinvolgono competenze specifiche differenti e integrate: ad esempio la drammaturgia dello spettacolo è stata elaborata anche in relazione al modello di storytelling interattivo sviluppato del team informatico.

Queer Picture Show utilizza protocolli di gestione dei contenuti ispirati al semantic web. In questo senso il progetto integra in sé forme di narrazione tecnologica, sociale o collaborativa, così da offrire contenuti che rendano possibile una trasformazione dinamica dei comportamenti del pubblico. Il sistema infatti permette di taggare ogni contenuto multimediale secondo un modello di emozioni e gestisce un metodo di analisi delle stesse che realizza una modalità innovativa di engagement del pubblico all’interno della performance artistica. Ciò è possibile grazie alla collaborazione con il CIRMA / Università degli Studi di Torino.

 

LA REGIA

“E a coloro che amano i simboli e provano gusto a decifrarli, non sarebbe certo sfuggito allora che, mentre le ben formate gambe, il corpo armonioso, le eleganti spalle di Orlando erano maculate di luminosi colori araldici, non altro che il sole illuminò il suo viso, allorché egli aperse impetuoso la finestra. Viso più candido e più scuro non si sarebbe potuto immaginare” Orlando di V. Woolf. 

Il corpo di un redivivo Orlando, interpretato da Giovanni Anzaldo, attraversa le epoche, camaleontico e in perenne divenire, liberandosi dagli strati della rappresentazione che lo etichettano, lo forzano e a volte lo mistificano. Orlando non teme il cambiamento, lo subisce, lo agisce e a volte lo incarna. Vive sulla propria pelle ciò che gli viene imposto dallo spirito dei tempi, ponendosi domande sulla sua centralità o meno, giocando divertito e addolorato al contempo tra i generi.
La repressione del Codice Hays, la rivolta di Stonewall Inn, la disco music, la queerness delle ballroom underground, lo abitano in soggettiva.

In quadri dinamici la Storia si incarna nel singolo, divenendo voce e rappresentazione attraverso gli autori del New Queer Cinema stesso. Il senso comune, intanto, giudica, osserva, questiona, valuta. Maligno, ignaro, a volte semplicemente ignorante lo teme o lo osanna. Lo sbeffeggia o lo reprime. Si esprime con convinzione o moltiplicando in un eco infinito i dubbi. Interroga il pubblico o forse è il pubblico stesso.

Queer Picture Show – scritto con la drammaturga e attrice Francesca Puopolo – anche voce del giudice di Orlando – DoppioGioco – si interroga su come ogni individuo – nella sua unicità preziosa e inalienabile – è frutto della propria epoca e al contempo può esserne il suo stesso detonatore.

 

CREDITS

Spettacolo di Irene Dionisio. Regia di Irene Dionisio. Scritto da Irene Dionisio e Francesca Puopolo.

Progetto dell’Associazione Àltera realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del Bando ORA! Produzioni di Cultura Contemporanea, in collaborazione con CIRMA dell’Università degli Studi di Torino.

 

PRODUZIONE ESECUTIVA IN COLLABORAZIONE CON MUSEO NAZIONALE DEL CINEMA e CIRMA DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TORINO

 

Il programma.