Narrativa e Racconti, Politica nazionale:

Frammenti dal passato: l’anarchico Schirru

16 Mar 2011 by Giulio Mellana, No Comments »

(di Francesco Conte)

Si erano lasciati nel Bronx con il padre Mike che sperava per il figlio Spartaco (sic!) un avvenire libero e un’incrollabile fede anarchica. Forse sapendo che da quel viaggio sarebbe potuto non tornare vivo, l’italoamericano Michael “Mike” Schirru parte per l’Italia con un proposito nascosto: fare fuori Mussolini. Uccidere il dittatore per eliminare la dittatura, questa è l’unica soluzione possibile, non originale certo, ma chissà cosa sarebbe successo se davvero Schirru avesse compiuto il suo gesto?

Ci sono tre fasi che caratterizzarono l’approccio verso il regime da parte dell’opinione pubblica: la sottovalutazione del fascismo, l’entusiasmo e la demoralizzazione. Siamo tra la prima e la seconda quando l’anarchico Mike Schirru inizia a coltivare l’idea di assassinare Mussolini. Siamo nel 1929, il fascismo è al culmine del suo successo, dopo aver scampato i rischi dell’Aventino, firmato il concordato con la Chiesa cattolica, instaurato legalmente il “regime” e promesso quelle riforme strutturali di cui ancora oggi si vagheggia in Italia, Mussolini è deciso a “fascistizzare” gli italiani dalla culla alla tomba.

Intanto negli Usa il ’29 è l’anno in cui il sistema capitalistico subisce maggiormente il fascino di chi invece ha scelto (almeno in parte) una via differente. Inglesi e Americani temono Mussolini, ma al tempo stesso ne ammirano (e invidiano) il dominio sul suo popolo. Inaccettabile per un anarchico come Schirru accettare questo ritratto dell’Italia fascista, in guerra con “i rifiuti della società civile”, come ebbe a chiamarli Mussolini, “gli infelici in divisa d’arlecchini, scheletri intisichiti”, in una parola, gli antifascisti, in Italia come all’estero. Sono i tempi in cui Sacco e Vanzetti vengono condannati a morte da innocenti, con l’assoluto disinteresse del regime italiano. In questo orizzonte cresce Schirru, che scrive sul periodico anarchico “L’Adunata dei refrattari”, e si avvicina a figure come Joseph Polidori, che lo sosterrà economicamente nel suo viaggio in Europa. Gli italiani emigrati negli Usa si sentono ora dire che Mussolini ha costruito proprio un bel paese, di cui essi debbono andare fieri, perché “non c’è disoccupazione e i treni non arrivano in ritardo” nelle parole di Gaetano Salvemini, che aggiunge: “L’Italia e Mussolini facevano nel loro spirito una unità indivisibile, criticare Mussolini era combattere l’Italia e offendere loro stessi in persona”.

Vuoi perché di origine sarda, nato non lontano da quella Ghilarza che diede i natali ad Antonio Gramsci, Mike Schirru si avvicinò presto all’anarchismo, con sdegno della propria famiglia, che non mancherà di rinnegarlo pubblicamente in seguito all’evento che segnò davvero la sua entrata nella storia con la “s” minuscola, nera di infamia fascista piuttosto che di anarchia. Il 29 maggio 1931 a Casal Braschi, non lontano da Roma, Schirru diventa la vittima del famigerato codice Rocco che prevedeva la medesima pena sia in caso di reato che di tentativo o intenzione.

Impassibile la presenza di Schirru in tribunale, raccontata con lucidità, come tutta la vicenda del resto, dal giornalista Giuseppe Fiori in un libro del 1983, ripubblicato nel 2010 da Garzanti. Fiori, già direttore di Paese Sera e senatore per ben tre legislature, ripercorre le tappe di Schirru in Europa, da Bruxelles a Parigi, fino a Milano e infine a Roma, dove sarebbe avvenuto l’attentato. Gli stessi atti del processo consentono all’autore di ricostruire precisamente le intenzioni (è proprio il caso di dirlo) di Schirru, sulle cui tracce per mesi si perde invano le spie del regime. Capo della polizia è quell’Arturo Bocchini che già nel ’24 aveva escogitato a Bologna un modo per controllare il voto popolare, ma che tornerà noto molto più tardi, alla desecretazione dei suoi archivi, in cui compare la figura del letterato Ignazio Silone come spia della polizia dal ’19 al ’30, tanto da far parlare le malelingue di un rapporto amoroso tra lui e Bocchini.

Seppur non convintamente fascista, Bocchini prese a cuore le segnalazioni che davano come imminente un attentato anarchico, tanto da fargli ideare quella che sarà chiamata la “squadra delle fognature”, ironicamente affidata all’ingegner Thermes, con il compito di controllare il sottosuolo di ogni città in cui fosse presente Benito Mussolini. Si rafforzano i controlli alle frontiere per evitare un altro attentato come quello del 12 aprile ’28 alla Fiera di Milano contro il Re d’Italia, cui seguirono 16 morti e centinaia di arresti in tutta la penisola. Intense le comunicazioni tra Bocchini e il Duce, tese a eliminare per sempre il nemico sovversivo con spionaggio e se necessario usando la violenza squadrista. Nonostante questo spiegamento di forze però, un vestito elegante e un certo savoir faire bastano a Schirru per entrare indisturbato in Italia, con tanto di esplosivo in valigia, celato sotto un abito da sera. Abbastanza per ingannare la polizia fascista, dopo 2 anni di rapporti riservati direttamente dagli Stati Uniti, dove la famiglia di Schirru veniva spiata direttamente dal consolato italiano.

Dopo mesi di peregrinazioni solitarie, Schirru finalmente trova l’esplosivo tramite un compagno a Charleroi, a sud di Bruxelles, in cui soggiorna qualche settimana in un comodo albergo, tanto da suscitare l’apprensione dell’amico e protettore Joseph Polidori, con cui scambia regolari cartoline per informarlo dei progressi del suo proposito. Sono molti i sospetti che gli anarchici locali provano nei confronti di Mike, troppo elegante e perbene per non dubitare della sua vera identità. L’infiltrazione di elementi fascisti tra gli emigranti per controllarne le convinzioni politiche è infatti ormai una prassi, tanto che lo stesso Mike non può più essere certo di fidarsi dei compagni belgi, francesi e italiani. Come un Don Quixote senza aiutante, Schirru decide che è giunto il momento di tentare la sorte e raggiunge Milano poco dopo l’estrosa missione degli antifascisti di Giustizia e Libertà Bassanesi e Dolci, che avevano lanciato volantini contro il regime da un improvvisato biposto in volo su piazza Duomo.

Molto più composto e riflessivo è Schirru, che dopo aver incontrato il conterraneo – e celebre già da giovanissimo – Emilio Lussu, si convince della sua missione. Mike sa benissimo che dalla sua azione non potrà uscirne vivo, soprattutto perché ha deciso di colpire il Duce a distanza ravvicinata, come aveva tentato nel ’26 Gino Lucetti a Porta Pia, mancando il bersaglio per un soffio. Lucida è intanto la critica del fascismo, che Mike annota lungo il viaggio: “Loro dicono che l’aumento dei tabacchi è per pagare il debito pubblico” – scrive – “I milioni di dollari che ebbero in prestito sono andati in fumo, e con il fumo vogliono rifarli. I giornali si appellano al patriottismo degli italiani invitandoli a fumare di più”. Continua intanto la corrispondenza “L’Adunata dei refrattari” e i compagni di movimento, sempre più braccati dalla polizia americana su segnalazione di quella italiana.

Al Mussolini “restauratore dell’ordine” – secondo il magnate americano dell’editoria Randolph Hearst – va l’appoggio crescente dell’opinione pubblica, intimorita dall’internazionalismo bolscevico che aveva già portato la classe media italiana a temere meno gli squadristi fascisti che i rossi sovietici. L’unica soluzione per Schirru è l’eliminazione del responsabile diretto di quel regime che andava acquistando consensi anche a livello continentale, che avrebbe visto di lì a poco l’arrivo sulla scena di Adolf Hitler. Una volta a Roma però, Schirru tentenna, vede solo una volta Mussolini, nel corso di un evento pubblico, ma decide di attaccarlo singolarmente, per non fare inutili morti. Galeotta fu la buona intenzione: viene arrestato il 3 febbraio ’31 nel foyer dell’Hotel Colonna, in cui da qualche giorno aveva iniziato a frequentare una ballerina ungherese di nome Anna Lucovszky. Finisce quindi nel modo meno consono per un anarchico la sua avventura in Europa, tanto che sono in pochi tra i suoi compagni a difenderlo da quello che sarà un processo farsa con il solo scopo di condannarlo a morte.

Se però la sua condotta era stata deludente in quanto a eleganza e mancanza di determinazione nel portare a compimento l’omicidio di Mussolini, il suo temperamento si fa stoico nel gestire il processo, presieduto dal deputato fascista Guido Cristini, che riesce a far “giustiziare” Schirru nel “tempo record” di 2 giorni. La posizione di Schirru è infatti aggravata da un episodio che aveva destato grande amarezza nel giovane padre di famiglia. Dopo l’arresto infatti, Schirru riuscì a impugnare l’arma di un commissario e nel tentativo di suicidarsi finì per ferire lui e altri due agenti. Anomala, almeno per un anarchico, la sua reazione all’accusa di voler uccidere i militari, verso i quali invece non provava nessun tipo di avversione. Il suo scopo era uno solo – spiegava Schirru al fascistissimo giudice in pectore – uccidere Mussolini e liberare l’Italia dalla dittatura fascista.

Sconcerto intanto provocava la notizia nella natìa Sardegna, dove la sorella e il padre di Schirru si affrettarono a giurare fedeltà al giudice, e su l’Unione Sarda apparvero queste parole nel giorno della sua morte: “Un senza patria e un senza famiglia, un sanguinario, un amorale che la Giustizia elimina dal consorzio degli uomini.”

Intanto a New York sua moglie Agostina cresceva il piccolo Spartaco, di appena 5 anni alla morte del padre, senza sapere che quello che doveva diventare nelle speranze del padre un uomo fiducioso nell’anarchia o almeno nel socialismo, sarebbe invece divenuto sergente di fanteria nel 18imo reggimento, di stanza a Bruxelles dopo la seconda guerra mondiale. Proprio lì, nello stesso Belgio dove Schirru senior cercò di procurarsi l’esplosivo per far saltare in aria l’infame dittatore d’Italia, Spartaco Schirru trovò moglie, prima di ripartire con l’esercito per la Corea e infine ristabilirsi negli Usa con moglie e due figlie. Qui, nel 2005, Spartaco è scomparso, lasciando dietro di sé l’ultima speranza di anarchia in famiglia.

 

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